Se si parla di genetica, si fa riferimento ai parametri biologici dell’individuo; parlando di epigenetica, oltre a fare riferimento ai parametri biologici dell’individuo, si includono anche gli aspetti psico-fisici in relazione all’ambiente circostante. Ce ne parla il prof. Liborio Stuppia, docente di Genetica Medica all’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti.

Intervista

 

Sta cominciando ad emergere la tesi che l’attività dei nostri geni può essere modificata, per esempio, da condizioni di stress, da condizioni di affettività dei genitori verso i propri figli: le cure del genitore nei primi mesi o anni di vita del figlio possono modificare l’attività del DNA del bambino!

 

C’è una rivoluzione totale rispetto alla visione “classica” dello sviluppo infantile. Il passaggio in più fondamentale, che emerge da questi studi, è il fatto che il fattore ambientale, dimostrato essere in grado di modificare l’attività genetica, diventa esso stesso un fattore genetico. La prova di questo, ancora più interessante, è la trasmissibilità alle future generazioni di quello che si è vissuto.

C’è un esempio molto chiaro a proposito di questo: è stato studiato che i figli di sopravvissuti ai campi di concentramento hanno la tendenza a soffrire di disturbo post-traumatico da stress in percentuale maggiore rispetto ai figli di persone che non hanno vissuto quell’esperienza; questo vuol dire che il trauma, lo stress, è stato trasmesso attraverso gli spermatozoi e le ovocellule sotto forma di memoria “epigenetica”, ma comunque una memoria biologica. Quindi lo stress si trasforma in una modificazione biologica che diventa trasmissibile, al contrario delle credenze precedenti, in cui lo stress non poteva essere trasmissibile, se non direttamente dai genitori con comportamenti ed atteggiamenti specifici sui figli.

 

Partendo da questo discorso si può affermare che anche lo stile di vita stesso dei genitori, prima del concepimento, può influenzare la salute del futuro figlio. Lo stile di vita non è inteso come azioni preventive durante la gravidanza (non fumare, non bere, ecc.), ma come stile di vita quotidiano precedente al concepimento che modificherà gli spermatozoi e le ovocellule. Determinate condizioni dello stile di vita potranno o meno riflettersi nella vita del futuro bambino e riportare particolari predisposizioni verso determinate condizioni di salute: alcune riguardo il metabolismo, diabete, obesità, ipertensione; altre di tipo comportamentale come depressione, schizofrenia, autismo, ecc.

Gli studi in questo senso stanno andando avanti, anche, per stabilire se la trasmissibilità continui per più generazioni (per il momento ci si basa sul ciclo di vita degli animali, essendo più breve). In teoria questa tesi potrebbe trovare riscontro nel fatto che un figlio che ha ereditato delle modificazioni epigenetiche dai genitori, potrà trasmetterle a sua volte alla prole. Allo stesso tempo, però, trasmetterà alla sua prole il suo stile di vita e le sue esperienze vissute, che potrebbero in qualche modo “correggere”, “peggiorare” o “annullare” le modificazioni ereditate. E’ chiaro che, da un punto di vista scientifico, occorrerà effettuare degli studi più approfonditi in merito e sarà molto interessante verificare come il proprio stile di vita può interagire con le modificazioni epigenetiche “ereditate”. Per il momento possiamo teoricamente definire “portatore sano” il figlio che ha ereditato queste modificazioni epigenetiche.

 

Per quanto riguarda in particolare gli studi a stretto raggio, la scienza si sta dedicando all’alimentazione, aspetto fondamentale nello stile di vita e che ha maggior potere di modificazione epigenetica. A proposito di questo, ci stiamo chiedendo quanti benefici sulla fecondità e sulla salute del futuro figlio potremmo trarre, nel breve periodo, se riuscissimo a dimostrare i risultati epigenetici positivi trasmessi da un uomo, futuro padre, sottoponendolo ad una particolare dieta nel periodo fertile precedente al concepimento.

Il campo della fecondazione assistita è un altro meccanismo molto importante di modificazione epigenetica ma è anche il più controllato poiché è possibile seguire passo dopo passo i bambini nati con questa tecnica di laboratorio nel loro follow-up. In questo contesto è emerso che l’aumento in percentuale delle malformazioni alla nascita nei bambini nati con fecondazione assistita rispetto ai bambini concepiti naturalmente passa dal 3 al 4%. Questo dato, dal punto di vista della coppia che sta per avere un figlio, in termini di rischio di handicap alla nascita è una differenza minima; ma da un punto di vista statistico generale è un momento molto forte.

Altro dato statisticamente significativo che emerge dallo studio delle nascite tramite fecondazione assistita, in quanto meccanismo di modificazione epigenetica, è il maggior numero di casi che in giovane età sviluppano patologie di ipertensione, obesità e intolleranza al glucosio.