Tutto quello che c’è da sapere sulla bronchiolite

Intervista

 

Nonostante l'arrivo della primavera le malattie stagionali sembrano non abbandonarci mai. Tra queste oggi parleremo della bronchiolite, causa molto comune di ricovero ospedaliero di neonati e bimbi con meno di un anno di vita.

Si tratta di un’infezione, per lo più virale, che determina il restringimento delle vie aeree più vicine al polmone causando un ispessimento dei bronchi che può rendere difficile la respirazione. Solitamente si presenta con febbre e infiammazione nasale, successivamente possono comparire tosse e difficoltà respiratoria caratterizzata da un aumento della frequenza respiratoria e da rientramenti intercostali.

 

Abbiamo sentito il Prof. Michele Paolillo, Direttore della UOC Neonatologia e Unità Di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Casilino a Roma che ci racconta come comportarci in caso di bronchiolite nella fase perinatale, ovvero entro i primi 28 giorni di vita del bambino e la dott.ssa Teresa Rongai, Segretario della Federazione Italiana Medici Pediatri di Roma e del Lazio che ci spiega cosa accade quando i piccoli arrivano nello studio del pediatra di famiglia.

Prof. Paolillo come riconoscere la bronchiolite nel neonato?

“Un genitore se vede il proprio figlio respirare male, ovvero avere difficoltà ad inalare l’aria, oppure sente un respiro rumoroso, oppure la frequenza respiratoria non è normale (40 atti per minuto) ma inizia ad essere 60 o più, deve portare subito il proprio figlio dal pediatra di famiglia che ne valuterà la gravità e in caso di necessità ne indicherà il ricovero. La maggior parte delle bronchioliti sono virali quindi c’è ben poco da fare, quello che posso consigliare una volta tornati a casa dopo un ricovero ospedaliero del neonato è massima igiene con accurati lavaggi delle mani per la mamma, per i fratellini e per tutti i partenti. Evitare di far venire a casa persone raffreddate o influenzate perché sono tutte forme virali che si trasmettono per via aerea. Quindi un po’ di cautela ma senza esagerare, mai mettere i bambini sotto ad una campana di vetro perché anche questo è sbagliato. Come non bisogna esagerare con le temperature dentro casa. Quella corretta è tra 18 e 20 gradi con un range di umidità tra 40% e 70%. Altro aspetto molto importante è la detersione delle vie aeree. Consiglio sempre prima di ogni poppata di pulire le fosse nasali con soluzioni fisiologiche così da favorire la respirazione e di conseguenza anche il pasto.”

 

I bambini che contraggono la bronchiolite nel primi mesi di vista si ammaleranno più spesso?

“Se un bambino è nato prematuro è possibile che si ammali più spesso dopo aver contratto la bronchiolite tanto che esiste una profilassi con degli anticorpi monoclonali che si chiamano Palivizumab, che sono anticorpi già pronti che danno un’immunità passiva per prevenire le bronchioliti da virus respiratorio sinciziale. I polmoni di bambini prematuri, se colpiti, potrebbero essere più delicati e in seguito andare incontro a disturbi respiratori come ad esempio l’asma.”

La Dottoressa Teresa Rongai, ci racconta, invece, cosa avviene nello studio del pediatra di famiglia quando arriva un bambino con sospetta bronchiolite.

Come si fa la diagnosi?

“La diagnosi di bronchiolite si basa su interpretazione dei dati anamnestici, presentazione clinica ed esame obiettivo del bambino piuttosto che su indagini di laboratorio o esami strumentali.

Nella diagnosi di bronchiolite, occorre considerare che:

  • si manifesta nei bambini sotto i 2 anni e più frequentemente nel primo anno di vita, con un picco di frequenza tra i 3 e i 6 mesi
  • i sintomi raggiungono il picco di gravità dal terzo al quinto giorno e che nel 90% dei lattanti la tosse si risolve entro tre settimane.
  • tipicamente l’insorgenza della bronchiolite inizia a Novembre, ha un picco tra Gennaio e Febbraio, per terminare all’inizio della primavera.

La diagnosi si basa sull’osservazione di alcuni aspetti come sintomi di raffreddamento (tosse, rinite, febbre) da 1-3 giorni seguiti da:

  • tosse persistente,
  • tachipnea e/o rientramenti intercostali,
  • respiro sibilante (wheezing) e/o crepitii all’ascoltazione toracica

Inoltre dobbiamo considerare che i bambini con questa malattia presentano spesso questi sintomi:

  • febbre, in circa il 30% dei casi, di solito con temperature <39°C
  • difficoltà ad alimentarsi, tipicamente dopo 3-5 giorni di malattia

Infine teniamo presente che più a rischio sono i bambini con meno di 12 settimane di vita.”

 

E’ possibile prevenire la bronchiolite?

“Ci sono dei comportamenti e delle azioni che diminuiscono il rischio di contrarre la Bronchiolite:

  • evitare il contatto diretto con persone affette (per esempio attraverso l’utilizzo di mascherine chirurgiche da parte delle madri).
  • evitare le condizioni di sovraffollamento;
  • migliorare le pratiche igieniche personali ed ambientali :
  • il lavaggio frequente delle mani,
  • la decontaminazione con soluzioni alcoliche e la pulizia delle superfici, che andrebbero incoraggiate e promosse in tutti gli ambienti, soprattutto in quelli a maggior rischio di trasmissione (ambiente domestico, scolastico ed ospedaliero).
  • Evitare l’esposizione al fumo e all’inquinamento ambientale
  • Evitare possibili contagi dai familiari
  • Allattamento materno per almeno 6 mesi
  • Utilizzare il Palivizumab nei soggetti ad alto rischio.”

Come aiutare il bimbo?

“Le attuali raccomandazioni terapeutiche sono di non somministrare per via aerosolica broncodilatatori (Salbutamolo), Adrenalina, Cortisonici, ma solo Soluzione Salina Ipertonica  poiché nessun trattamento disponibile accorcia il decorso della bronchiolite o accelera la risoluzione dei sintomi.

Molto importante è invece un’accurata pulizia delle alte vie respiratorie, soprattutto nei pazienti più piccoli, con frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica ed con l’aspirazione superficiale.”

Quando ricorrere all’assistenza medica ospedaliera?

“Quando la frequenza respiratoria è superiore a 60 atti/minuti, se il bambino presenta difficoltà nell’allattamento al seno o nell’assunzione di altri liquidi e se sono presenti segni clinici di disidratazione. Ovviamente queste valutazioni le fa il pediatra di famiglia nel suo studio.”

Cosa accade nello studio del pediatra di famiglia?

“La situazione più frequente è quella di un bambino di qualche settimana o mese che viene nello studio per un banale raffreddamento e inizia ha presentare i tipici sintomi respiratori della bronchiolite.

Il pediatra quindi si trova subito a dover valutare la gravità delle condizioni del bambino e a decidere se sia possibile curarlo ambulatorialmente e/o a domicilio, o invece inviarlo a ricovero, tenendo presente tutte le variabili di cui si è parlato precedentemente.

Sicuramente importante è far capire ai genitori che tipo di patologia ci si appresta a curare. Il Pediatra offrirà, quindi, tutte le informazioni necessarie per dare assistenza al bambino con Bronchiolite, rendendo edotti i genitori sulle potenziali condizioni che possano indicare il ricovero.”

 

Una volta rientrati a casa cosa fare?

“Prima di tutto è importante informare i genitori che il decorso clinico della bronchiolite in bambini sotto i 24 mesi è di circa 12 giorni e che dopo 4 settimane il 9% dei bambini può presentare ancora sintomi.”

Qualche piccola accortezza…

“Una diagnosi accurata e una gestione appropriata della bronchiolite dovrebbe permettere anche di ridurre l’ansia. Per evitare inutili preoccupazioni è importante informare genitori e caregiver che dopo la bronchiolite la tosse può persistere spesso per diverse settimane.

 

Ricordarsi sempre

  • il lavaggio delle mani e la disinfezione degli oggetti che possano venire in contatto con il bambino.
  • evitare il fumo di sigaretta e di contaminanti ambientali
  • offrire o continuare l’allattamento al seno almeno fino a 6 mesi.

Rendere edotti i membri della famiglia del bambino sulle evidenze scientifiche nella diagnosi, trattamento e prevenzione nella bronchiolite.”