La scuola che non interviene attivamente a bloccare episodi di bullismo tra gli alunni è responsabile in solido e deve essere pronta a far fronte alle richieste di risarcimento da parte delle vittime. Questa la decisione del Tribunale di Roma che, con una sentenza del 4 aprile  (n.6919/2018),  ha accertato i danni fisici subiti da un alunno del primo anno (ora maggiorenne) di un Istituto Tecnico romano, condannando al risarcimento sia i genitori del bullo per “culpa in educando”, sia la scuola e il Ministero dell’Istruzione per “culpa in vigilando”.

La sentenza tocca un nervo scoperto nella polemica sull’educazione degli adolescenti e della loro vigilanza durante le ore scolastiche. Nel caso specifico la condanna alla scuola è giustificata da una grave omissione di provvedimenti da parte del preside che, pur avendo ricevuto formali denunce dal legale della vittima, non è mai intervenuto. Il malcapitato ragazzo ha addirittura subito un intervento chirurgico al setto nasale in seguito all'aggressione da parte del suo compagno bullo all'uscita da scuola.  

Proprio a marzo di quest’anno era stata proposta, e sottoscritta da molte associazioni di genitori, la revisione del Patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia con l’obiettivo dichiarato di alimentare e rafforzare il “clima di cooperazione tra tutti coloro che compongono la comunità educante”. Tuttavia sembra ancora lunga la strada da percorrere verso una collaborazione attiva nell’educazione di bambini e adolescenti tra famiglie più o meno allargate, insegnanti e dirigenti scolastici.

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