100 bambini ogni anno, uno ogni quattro giorni lascia la famiglia adottiva. Restituiti come pacchetti (a nessuno) perché troppo difficili da gestire in età adolescenziale e non più rispondenti ai canoni che da bambini avevano ispirato l’adozione. Nei registri dei tribunali vengono catalogate come «fallimenti adottivi» e sono una delle priorità delle adozioni internazionali. Rappresentano solo il 3% delle adozioni. Il 97% va a buon fine. Storie di persone dietro cui si celano traumi a volte irreparabili dovuti al disagio personale, di abitudini, di lingua e dell’età. Troppo spesso a causare ulteriore danno sono i genitori adottivi andati incontro a separazioni, malattie e fallimenti. «Le cifre che abbiamo in mano sono vecchie e ridotte rispetto alla realtà - spiega Anna Guerrieri, presidente dell'associazione famigliare «Genitori si diventa» e membro della nuova commissione Cai per le adozioni internazionali - Al momento non c'è una mappa aggiornata delle famiglie adottive che si dissolvono. Né di quelle che affrontano periodi di crisi e mandano in comunità il figlio adottivo per qualche mese. Ma abbiamo ben chiaro che i problemi del post adozione vanno affrontati con più serietà, con un affiancamento continuo, e non solo di un anno, alle famiglie appena formate». Il «diritto alla continuità affettiva» sancito dalla legge per tutelare i bambini è ben lontana da essere affermato.