I toni sono quelli di una azione di “marketing aggressivo” ma  applicati a temi sensibili e complessi che meritano ben altra attenzione e ben altro approfondimento. Stiamo parlando della campagna lanciata a Roma, a pochi giorni dal quarantennale della legge 194,  dalla Fondazione CitizenGo Italia  con  un manifesto contro l'aborto,  che ha  suscitato indignazione e  biasimo. E tante richieste di rimozione.


Richieste accolte. Roma Capitale ha notificato  una diffida alla società concessionaria per la rimozione del manifesto sulla campagna #stopaborto, appellandosi al comma 2 dell’art.12 del Regolamento della Pubblicità, che vieta “l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili”.


Il manifesto anti-aborto, che ha sollevato tante polemiche, recita uno slogan decisamente scioccante: “L’aborto è la prima causa di femminicidio del mondo”. E' stata ideato da Filippo Savarese nell’ambito della promozione della Marcia per la Vita, che si svolgerà a Roma Sabato 19 Maggio.
 

L’accostamento dell’aborto al femminicidio è sembrato eccessivo e brutale tanto da far scrivere alla testata Wired che “Accostare il termine femminicidio all’aborto significa confondere una gravissima forma di prevaricazione subita da una donna con una libertà che l’ordinamento giuridico italiano riconosce da quattro decenni”. Posizione che  "Nascere in Italia" condivide. 
 

Potente anche la reazione della rete femminista  Rebel Network che ha risposto al manifesto con un altro in versione solo digitale, riscrivendo lo slogan che diventa: “Il patriarcato è la prima causa di femminicidio nel mondo”, corredato dall’hashtag #stopmedioevo.


Tutto fa supporre che le polemiche non si placheranno dato che  Filippo Savarese ha dichiarato che la richiesta di rimozione è a tutti gli effetti “una violazione delle libertà costituzionali inaudita, che dimostra l'esistenza di un regime di pensiero sui temi bioetici che non tollera diversità di vedute”.
 

E voi, cari lettori, che ne pensate?